Di seguito dichiarazione del Segretario Provinciale di Articolo Uno, Domenico Siracusano, in relazione alle dichiarazioni del Sindaco De Luca relative a MSBC:


La minaccia di cassa integrazione e licenziamenti dei lavoratori di Messina Servizi Bene Comune è l’ennesima trovata arrogante e propagandistica del Sindaco De Luca.

Si tratta di impegni assunti alla luce del il Piano Tari 2020 che con la bocciatura dell’incremento della tariffa rimane vigente. Quindi le risorse per garantire la continuità di contratti e servizi ci dovrebbero essere. E invece il sindaco minaccia una vera e propria macelleria sociale.

Serve un’operazione verità sui bilanci di MSBC perché non vorremmo che l’azienda avesse già speso come se desse per fatto l’aumento della Tari prima che il Consiglio Comunale si pronunciasse. Sarebbe gravissimo.

Bene fanno i sindacati a non farsi intimorire e a chiedere un immediato confronto con l’amministrazione.

Anche stavolta la modalità scelta da De Luca e i suoi rappresenta uno stile di governo fondato sulla gogna mediatica e sulla minaccia permanente.

A ciò si aggiunga l’anticipazione della nomina a Direttore Generale dell’ing. Nicola Russo attuale presidente della SRR Messina Area Metropolitana. Siamo di fronte a una nomina che parrebbe rientrare a tutti gli effetti nella fattispecie delle inconferibilità  come indicato dall’art 7 del Decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39, come per altre nomine già effettuate.

Chiediamo che intervenga il responsabile anticorruzione aziendale, a cui compete per legge verificare la regolarità della nomina.  

Qualora si intendesse procedere alla suddetta nomina, valuteremo di agire con atti ispettivi, a livello regionale e nazionale, ed anche con esposti all’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) e presso la Procura Regionale della Corte dei Conti per eventuali danni erariali. Non è pensabile, neanche per il sindaco De Luca, agire al di fuori e al di sopra della legge.

Siamo all’assurdo. Si minacciano licenziamenti e cassa integrazione peri lavoratori come ritorsione alla bocciatura della tari e si prevede di spendere quasi 200 mila euro l’anno per il nuovo Direttore Generale.