L’articolo della Gazzetta del Sud ha rivelato che alla cerimonia funebre de fratello dell’ex boss Luigi Sparacio è seguito un corteo funebre, nonstante tutti i divieti imposti dall’emergenza coronavirus.

Il giornale on line Messinaora.it ha pubblicato la foto che dimostra l’assembramento di alcune decine di persone.

Nessun intervento da parte delle forze dell’ordine, nessuna contestazione da parte del sindaco De Luca, nessun “drone” a far scattare sanzioni.

Sull’argomento interviene il movimento “Cambiamo Messina dal basso”:

“Siamo bombardati ogni giorno da notizie che ci parlano di innumerevoli persone che sono morte da sole, con i familiari che non hanno nemmeno potuto celebrare i funerali dando l’ultimo abbraccio ai propri cari, deceduti in seguito alle complicazioni dovute al COVID-19.

Celebrazioni pasquali vietate, funerali vietati se non a pochissimi intimi, in accordo con le autorità, com’è giusto che sia, ma a quanto pare non è così per tutti, se è vero come sembra che al funerale sopraddetto erano presenti moltissime persone vicine al deceduto.

E a questo punto viene naturale porsi alcune domande:
ma com’è possibile che gli ormai “tristemente famosi” ragazzi della Renault 4, che non hanno alcuna indagine in corso, sono perennemente al centro dei pensieri dei nostri politici che, però, al contempo, sono molto più attenti a non spargere lo stesso fango sui cosiddetti sciatori?
Perché vengono fatti sempre due pesi e due misure?
Allo stesso modo, non una parola su questa vicenda gravissima, non un provvedimento, non un controllo, non un annuncio, niente di niente.

Che sia forse il solito giochino? Gettare fango sui cosiddetti deboli, gettare fango su chi ha meno strumenti per difendersi, e poi gettare non fango, ma acqua sul fuoco quando la vicenda riguarda qualche “potente” di turno? O magari qualcuno che può tornare comodo e sarebbe meglio non “inimicarselo”?

Fuoco e fiamme per i deboli ed estintore per i potenti di turno. Sarà questo il segreto per arrivare alle tante agognate poltrone?

Cari politici, e cari tutti, ricordiamocelo: in vita siamo tutti uguali, ma anche nella morte”.