Maxi frode fiscale scoperta dalla Guardia Finanza. Sequestro a noto imprenditore messinese

Una maxi frode fiscale è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Messina. Nel mirino delle fiamme gialle il noto imprenditore Antonino Giordano responsabile di una evasione fiscale di oltre 15 milioni di euro tra IVA, imposte sui redditi, sanzioni ed interessi.

La Procura di Messina ha anche disposto il sequestro di beni dal valore di 6,5 milioni di euro.

Le indagini, eseguite dagli specialisti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina, hanno consentito di acquisire significativi e convergenti elementi indiziari circa l’importante frode fiscale che l’imprenditore ha messo in campo avvalendosi di 13 aziende, con sede di fatto a Messina e sedi legali solo formalmente dislocate sull’intero territorio nazionale.

Un vorticoso giro di trasferimenti finanziari tra realtà societarie, costituenti un’importante gruppo imprenditoriale, di fatto riferibile al noto imprenditore messine al fratello, operante nei più svariati settori commerciali: edile, delle pulizie, dei trasporti, alberghiero, della ristorazione e della grande distribuzione.

Un quadro ricostruito dalle Fiamme Gialle grazie alla puntuale e comparata analisi dei flussi bancari e della documentazione amministrativo-contabile della principale realtà societaria finita sotto la lente di ingrandimento degli investigatori.

Il sistema prevedeva il trasferimento di ingenti somme di denaro intercompany dai conti correnti della società debitrice dell’erario – peraltro, all’epoca, titolare di un significativo appalto, per ben 13 milioni di euro circa, con un importante ospedale del nord, per il servizio di pulizia e sanificazione – ai conti correnti delle altre realtà societarie del gruppo, così completamente svuotandone le relative casse e minandone la relativa solidità finanziaria. Per questo motivo l’operazione è stata chiamata “Casse vuote”.

Ma è stato scoperto altro. Il ramo d’azienda inerente l’appalto milionario era oggetto di cessione ad una neo costituita società, sempre riferibile al medesimo gruppo imprenditoriale, con lo stesso oggetto sociale, alla cifra irrisoria di 20.000,00 euro.

Fatti sparire i soldi ed un ramo d’azienda particolarmente redditizio, la procedura di riscossione coattiva per i debiti erariali iscritti a ruolo accumulatisi nel tempo risultava, quindi, definitivamente compromessa.

L’operazione odierna rientra nell’ambito dell’intensificazione dei controlli e del monitoraggio della onesta libertà di impresa, nel cui ambito le aziende si confrontano – in un clima di normale concorrenza – pagando ognuna le tasse dovute ed offrendo, quindi, prezzi al consumatore ed al committente non falsati dall’evasione fiscale.

Nel caso in esame, le indagini hanno consentito di ipotizzare come gli indagati abbiano distratto le somme che avrebbero dovuto essere utilizzate per adempiere agli obblighi tributari attraverso complessi giri di contabilità all’uopo studiata ad arte, per prosciugare le casse di una società del gruppo.