Che sia la volta buona è ancora presto per dirlo. Ma il segnale che giunge da Palermo sul rilancio della metroferrovia appare positivo. Ieri si è tenuto l’annunciato incontro tra l’assessore regionale ai Trasporti ed alle Infrastrutture Marco Falcone con il Comune di Messina, Atm e Trenitalia per mettere finalmente a punto il biglietto integrato fra ferrovia, gomma e tram in riva allo Stretto, così come da impegno assunto dal Governo Musumeci. L’obiettivo, da quanto si è appreso, è quello di introdurre un biglietto da 100 minuti e degli abbonamenti mensili, anche con la concreta idea di un intervento finanziario della Regione per rendere competitive le tariffe per gli utenti.

“Così come già fatto su altre tratte come la Modica-Caltanissetta e la Catania-Caltagirone, – ha dichiarato Falcone a margine dell’incontro – siamo pronti a impegnare i fondi derivanti dalle penali che abbiamo irrogato a Trenitalia a fronte di ritardi o disservizi.”

 Il progetto è ora allo studio di tutti gli attori istituzionali, con l’intento di migliorare la qualità della vita dei messinesi, creare un sistema di mobilità integrato per la città e rilanciare la metroferrovia fino a Giampilieri. L’avvio del nuovo sistema potrebbe avvenire anche a gennaio.

Ma è ancora presto per cantare vittoria. Da più di un decennio Messina attende il rilancio di una infrastruttura che, in realtà, non è stata mai utilizzata in modo concreto. Inaugurata nel giugno del 2009, da allora solo tante promesse e chiacchiere, anche troppe. Il collegamento ferroviario tra la stazione centrale quelle della zona sud, 10 in tutto, potrebbe, però, servire a migliorare la viabilità di quella vasta porzione di territorio cittadino, servendo una potenziale utenza formata da 60 mila cittadini. Stazioni ammodernate e parcheggi realizzati con fondi della comunità europea. Risorse che ad oggi rappresentano l’ennesimo spreco di denaro pubblico. Ovunque degrado ed abbandono.

Adesso si intravede la svolta. La politica sembra aver imboccato la strada giusta. Ma quanti incontri e tavoli tecnici, già in passato, si sono tenuti sul tema dell’integrazione e non hanno portato a nulla. Adesso va bene l’ottimismo ma l’esperienza ci invita ad una giustificata e necessaria cautela.