Una vicenda che per settimane ha tenuto banco nell’opinione pubblica messinese. Durante il primo lockdown la Rsa “Come d’incanto” è stata il simbolo della cattiva gestione dell’emergenza sanitaria in ambito cittadino. Al centro di tante polemiche per l’intervento tardivo dell’Asp e la situazione interna trovata dagli operatori sanitari, una volta entrati nel palazzo di via Primo Settembre. 33 gli anziani ospiti della struttura deceduti dopo aver contratto il coronavirus.

Così sono scattate le indagini eseguite dai carabinieri, e adesso la Procura di Messina ha iscritto cinque persone sul registro degli indagati. La magistratura vuol vederci chiaro. Cosa non ha funzionato nella gestione della Rsa? Come è arrivato il covid? La struttura nel giro di pochi giorni divenne un focolaio.

L’avviso di garanzia è stato notificato alla titolare Donatella Martinez, al medico della struttura Cono Bontempo, al dirigente Asp Carmelo Crisiscelli ed ai medici responsabili del 118 Maria Concetta Santoro e Vincenzo Picciolo.

Cooperazione colposa per l’omissione di atti necessari ad impedire la diffusione dei contagi, nonchè consentire assistenza sanitaria alla puntuale somministrazione di terapia. Questa l’ipotesi di reato formulata dai pm Rosa Raffa e Marco Accolla titolari della richiesta di incidente probatorio.

L’accertamento immediato con il contraddittorio tra accusa e difesa, secondo i magistrati, è fondamentale per cristallizzare nel più breve tempo possibile il quadro probatorio. Tutto finalizzato a chiarire se le omissioni e i ritardi nella gestione della diffusione del virus nella casa di riposo abbiano determinato la morte degli anziani.