Nel carcere di Gazzi hanno preso il via gli interrogatori di garanzia per i 33 arrestati nell’ambito dell’operazione “Provinciale” che la scorsa settimana ha colpito tre organizzazioni criminali operanti nel settore della droga e delle estorsioni e nel controllo del territorio a Messina Sud. Nelle prime due giornate di attività c’è chi ha scelto di parlare con il gip Maria Militello. In molti però hanno adottato la linea della scena muta. La gestione della droga nelle piazze di spaccio di alcuni quartieri cittadini, le estorsioni legate alle attività della movida ma anche il tentativo da parte dei clan di entrare nei palazzi istituzionali in occasione delle ultime elezioni amministrative. Così al vaglio degli inquirenti c’è la posizione di Natalino Summa, l’aspirante consigliere comunale che, secondo l’accusa, avrebbe pagato il boss Salvatore Sparacio per assicurarsi un posto in consiglio comunale. Summa finito ai domiciliari, insieme al padre Antonino con l’accusa di voto di scambio, hanno deciso di non rispondere alle domande del gip. La difesa presenterà nei prossimi giorni istanza al Riesame per ottenere la revoca dei domiciliari.

Summa, grazie all’intervento di Sparacio, avrebbe ricevuto 350 voti, non sufficienti tuttavia ad approdare a Palazzo Zanca nonostante le 868 preferenze complessive raccolte.

Nell’ordinanza il gip Maria Militello ha sottolineato come “il sodalizio criminoso si era infiltrato anche negli ambienti della politica locale”. L’inchiesta sfiora, ma non risulta indagata, anche l’ex presidente del consiglio comunale, Emilia Barrile che avrebbe chiesto il sostegno a Giovanni Lo Duca per la sua candidatura a sindaco, in cambio di un posto di lavoro.