Prestavano denaro ed apllicavano un tasso di interesse pari anche al 144%. Tre soggetti devono rispondere del reato di usura pluriaggravata.

Le misure cautelari sono state eseguite da Squadra Mobile di Messina che ha svolto le indagini sotto il coordinamento dalla Procura. Tutto partito da una triste vicenda che ha visto un imprenditore costretto dal giogo usuraio di persone senza scrupoli. Ai domiciliari Antonino Morvillo, già arrestato a settembre del 2019,  Nunzio Venuti e Giuseppe Maggio.

Nel mese di agosto del 2019, la vittima si è presentata presso gli Uffici della Squadra Mobile della Questura di Messina, rappresentando – a causa delle difficili condizioni economiche in cui versava – di essere stata costretta a chiedere del denaro liquido a credito.

Tramite Morvillo, suo conoscente, l’imprenditore è stato messo in contatto con Venuti ottenendo un prestito di 3.000 Euro e restituendo, in trenta giorni, la somma di 4.000 Euro.

La situazione finanziaria della vittima non è, però, migliorata nel tempo, ragion per cui si è trovata nella necessità di chiedere ulteriori somme a credito a Venuti.
Trovandosi ben presto nella impossibilità di far fronte agli impegni assunti con gli odierni indagati, per l’imprenditore è iniziato un vero e proprio incubo, poiché egli veniva spesso contattato da VENUTI,  MORVILLO e dal terzo odierno arrestato, MAGGIO, che avanzavano sempre più pressanti richieste di denaro nei suoi confronti.

Tali richieste venivano accompagnate da minacce (anche) velate, ossia da precisi riferimenti operati dagli indagati all’ubicazione della abitazione della vittima, alla composizione del suo nucleo familiare e a gruppi criminali a disposizione di VENUTI per il “recupero crediti”.

Esasperato, l’imprenditore ha raccontato l’intera vicenda agli investigatori che hanno avviato l’ attività di indagine condotta tramite intercettazioni telefoniche, ambientali, servizi di osservazione sul territorio. Il 15 settembre del 2019 l’arresto in flagranza di Morvillo. L’uomo era  era stato colto, fuori da un bar del centro cittadino, in possesso di banconote consegnategli immediatamente prima dalla vittima quale acconto della più consistente somma illecitamente richiesta per estinguere un debito i cui interessi, in poco tempo, erano ormai cresciuti a dismisura.

Le banconote in questione erano state, per di più, precedentemente “contrassegnate” dai poliziotti della Squadra mobile, che erano impegnati in un servizio di osservazione e tutela nei pressi del luogo dell’incontro.

Con le misure emesse oggi nei confronti di Venuti e Maggio si chiude il cerchio.
I fatti-reato risalgono al periodo compreso tra l’aprile ed il settembre del 2019.

Specie in una fase socio-economica assai delicata quale è quella attuale, fondamentale è denunciare, per fare in modo che gli autori di simili odiosi reati siano assicurati alla Giustizia.